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Aurava

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AURAVA
Piccolo paese prevalentemente agricolo, Aurava appare per la prima volta in un documento del 1204 nella forma “in villa Aurave”. Nel corso degli anni il toponimo ebbe numerose varianti tra le quali “in villa Daurage”, “Davrana”, “Dograva”, “in villa Dourave”.
Un altro documento del 1584 attesta l’esistenza di un’antica chiesa, di modeste dimensioni, dedicata a San Lorenzo Martire che sorgeva ove ora è l’attuale cimitero.
Aurava è anche conosciuta per aver dato i natali ad Alessandro Orologio (1551 ca.-1633) musico friulano approdato alla corte di Praga e morto a Vienna.

La chiesa parrocchiale
Dedicato a San Lorenzo, l’attuale edificio (fig. 36) risale alla metà dell’Ottocento quando, a causa delle precarie condizioni e delle dimensioni troppo anguste dell’antica chiesa, fu deciso di costruirne una più grande al centro del paese. I lavori per il nuovo edificio iniziarono nel 1855 e terminarono nel 1868.
La chiesa è opera del capo muratore di Provesano Giacomo Basso su progetto dell’architetto Girolamo D’Aronco.
La facciata presenta uno stile con evidenti richiami al neoclassicismo palladiano introdotto in Friuli da Francesco Lazzari. Sulla scia di questa nuova poetica il Basso introdusse una complessa ed articolata impostazione della facciata: due larghe lesene laterali, quasi due fasce, contenenti due nicchie quadrate in alto e due riquadri centinati in basso, il portale centrale con un timpano e più in alto un’ampia lunetta. Conclude la facciata il classico frontone con un occhio al centro.
È l’unica chiesa del Comune che presenta affreschi in facciata, probabilmente realizzati subito dopo la conclusione dei lavori di edificazione. Le due lesene e il frontone erano colorati a simulazione di lastre di pietra rosata ora scomparse sotto le ridipinture. Gli affreschi sono stati restaurati negli anni Novanta ma non è stato possibile ripristinarne completamente i soggetti rendendo difficoltosa una lettura stilistica. Nella lunetta centrale vi è raffigurata una Sacra Famiglia su cui dominano la Madonna avvolta in un manto azzurro e il Bambino con il vessillo che accoglie un devoto. Nei due riquadri laterali trovano spazio i mezzibusti degli Apostoli Pietro a destra, con le chiavi in mano e Paolo a sinistra con il libro e la spada. Nei riquadri inferiori, a lato del portale, due figure intere propongono San Rocco a destra e San Floriano a sinistra. Il primo, affiancato dal cane che lo soccorse, mostra le piaghe della peste e porta il bastone e la conchiglia del pellegrino. Il secondo è abbigliato da soldato romano, tiene nella mano destra un secchio, ormai sbiadito; sullo sfondo si intravedono le fiamme di un incendio.
L’interno della chiesa, ad aula rettangolare con abside e presbiterio sopraelevato, presenta l’altare maggiore in marmo bianco di Carrara e due altari laterali. Uno dedicato al Santo titolare che ospita la pala con la Carità di San Lorenzo del noto pittore Umberto Martina e l’altro dedicato alla Beata Vergine della Salute che accoglie, in una grande nicchia, un gruppo processionale, dei primi anni del Novecento.
Nel corso degli anni la chiesa non ha subito grandi variazioni strutturali; è stata più volte tinteggiata esternamente e internamente. 
La pala di San Lorenzo
L’altare laterale sinistro è dedicato al patrono del paese e funge da cornice ad una pregevole pala (olio su tela) raffigurante la Carità di San Lorenzo di Umberto Martina (Dardago 1860 – Tauriano 1945) realizzata tra 1909 e 1924 (fig. 37).
La pala di San Lorenzo mette in luce le ottime qualità pittoriche dell’autore esaltando il senso del colore con le pennellate dense ed intense che sono quasi il segno distintivo della sua arte e rivelano la sua capacità di introspezione psicologica.
La composizione presenta lo schema tradizionale della pittura sacra veneziana con il Santo a figura intera che emerge da un fondale scuro, costituito da un edificio appena riconoscibile e da una densa nube di fumo rossastro che preannuncia il suo supplizio. Indossa una semplice dalmatica rossa ed è ritratto nel momento in cui dona i beni della Chiesa ai poveri. La figura del mendicante ai suoi piedi spicca per il suo incarnato diafano, evidenziando un corpo emaciato sul quale risalta un volto sereno e disteso. Il gioco di sguardi è estremamente loquace e il gesto, con l’incontro delle mani, è centrale nell’opera, quasi a sottolineare la bontà d’animo del Santo che lo porterà al martirio. In basso a sinistra, la figura di un devoto di spalle immette lo spettatore nella scena. La resa dei volti - veri e propri ritratti - è particolarmente ben risolta nei loro scorci e mette in evidenza ancora una volta la valenza artistica del Martina.
Durante il secondo conflitto mondiale quest’opera fu danneggiata con un taglio che deturpò il volto del santo. Fu restaurata negli anni seguenti ad opera del pittore e incisore Virgilio Tramontin di San Vito.
Nell’abside della chiesa, dietro all’altare del tabernacolo, troviamo un altro dipinto (olio su tela) raffigurante San Lorenzo e il suo martirio. Di questo dipinto non si hanno notizie, ma riporta il nome del pittore che si firma Aloisius Krisan Crociato e la data 19 luglio 1890 (XIX JULII MDCCCXC). L’opera non ha particolare pregio artistico e le soluzioni pittoriche non sono sempre ben riuscite. Per molto tempo venne conservata nella sacrestia e poi collocata nella posizione attuale.
Piazza Alessandro Orologio
Il 25 aprile 2004 la piazza antistante la chiesa venne intitolata ad Alessandro Orologio, dopo il rifacimento del sagrato.
Alessandro Orologio, musicista e compositore nacque ad Aurava intorno al 1551. Il padre, Pellegrino di Aurava, fabbro e maestro degli orologi, era stato tra gli artefici nel 1550 con lo zio Giacomo dell’orologio in Piazza San Giovanni a Udine ed era stato assunto dalla comunità cittadina quale armaiolo e addetto alla manutenzione degli orologi pubblici.
E’ probabile quindi che Alessandro Orologio abbia ricevuto una formazione musicale in Udine a contatto con la compagnia degli strumentisti che la città manteneva per le feste pubbliche e con la Cappella musicale del Duomo. Ed è probabile che la sua formazione udinese, effettuata sotto la guida di ottimi musicisti, gli abbia permesso, intorno al 1580, di essere assunto alla corte praghese di Rodolfo d’Asburgo. In seguito peregrinò per oltre mezzo secolo in diverse corti europee. Morì probabilmente a Vienna nel 1633.
Fu apprezzato suonatore di strumenti a fiato e autore di numerose composizioni sia vocali che strumentali, in parte purtroppo perdute o giunteci incomplete.
Casa Adelardis
In Via XX Settembre ai numeri civici 18-20-22, si può ancora ammirare sul fronte strada la struttura di una casa signorile della prima metà del Seicento (fig. 38) costruita da Francesco Adelardis (o Alardis), aristocratico proveniente da Spilimbergo, che vi prese residenza nel 1635. Dalle mappe catastali napoleoniche del 1806 l’edificio risultava composto da un corpo principale a U, che dava origine ad un ampio cortile, e da altri edifici adiacenti che correvano lungo la strada. Disposto su due piani, presenta ancora i particolari oculi ovali del sottotetto.
Vi si accede tuttora attraverso un portone affiancato ad un lungo colonnato a cinque archi delimitanti la facciata a mezzogiorno. In fondo al portico è possibile ancora vedere un affresco, datato 1691, con una Madonna col Bambino e i Santi Antonio, Pietro e Francesco. Stilisticamente si discosta notevolmente dagli affreschi popolari che si ritrovano in zona; è quindi ipotizzabile che l’autore fosse un pittore di uno certo rilievo. Nonostante si tratti di un dipinto molto rovinato è possibile notare l’abilità nella realizzazione pittorica e grafica dei volti e della sapiente resa della fisicità dei corpi sotto ai panneggi.
La casa possedeva una chiesetta ad uso privato dedicata a San Marco. Intorno al 1850 la famiglia Adelardis, si trasferì a Udine e pochi anni dopo la proprietà venne suddivisa. Una parte, inclusa la cappella, venne acquistata negli anni venti del Novecento dagli abitanti di Aurava che adibirono il piano superiore ad aula scolastica, usata fino al 1958, e il piano inferiore a latteria che venne definitivamente chiusa nel 1994. L’altra parte del complesso venne più tardi acquistata da privati e nuovamente adibita a dimora. La chiesetta venne ampiamente rimaneggiata nel 1973 e trasformata in cappella dedicata ai caduti di tutte le guerre; in essa venne collocata la lapide con i nomi dei caduti, precedentemente situata all’esterno della chiesa.
Casa Adelardis è proprietà privata e non è aperta al pubblico.

Il mulino di Aurava
Il mulino di Aurava (fig. 39), che sorge sulla Roggia di Lestans o dei Mulini derivata dal torrente Cosa in sponda destra, compare già in un documento della Curia del 1615 nel quale emerge che il proprietario era il conte Pompeo (Prospero) Ricchieri e che l’aveva dato in affitto a Giacomo e fratelli Filippato (famiglia Filipuzzi di Cosa). Sul mulino inoltre gravava un contratto a favore del Pio Istituto Elemosiniero di S. Nicolò della Richinvelda. Nel 1635 il mulinò passò in affitto a Francesco Adelardis.
Negli ultimi anni del 1700 passò alla famiglia Volpatti. Dal 1875 la proprietà passò dai fratelli Volpatti al senatore Gabriele Luigi Pecile.
Il mulino aveva tre macine e, intorno al 1890, il Pecile vi installò una trebbia per grano. Nel 1909 venne collocata una turbina e intorno al 1920 venne posizionato un generatore elettrico. Verso il 1950 il mulino cessò ogni attività. L’edificio ora è inagibile.
Anche ad Aurava sono ancora visibili alcuni “affreschi devozionali” che decorano le facciate delle case, preziosa testimonianza della religiosità popolare e del suo modo di esprimerla. Tra essi, da segnalare, in via XX Settembre 23, la Crocifissione di Cristo del sec. XVIII (fig. 40). Di autore ignoto, come la quasi totalità di tali opere, rivela una mano educata al disegno e all’uso del colore per la luminosità e delicatezza delle tinte, il basso orizzonte e l’elevarsi della croce.
  
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