Note ambientali e territoriali - prorichinvelda

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Note ambientali e territoriali

Pubblicazioni > GUIDA DI SAN GIORGIO della RICHINVELDA
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NOTE AMBIENTALI E TERRITORIALI
Il territorio di San Giorgio della Richinvelda si trova nella media pianura friulana ad una latitudine di 46° e ad un’altezza di 80-90m sul livello del mare in leggera pendenza da nord a sud. Si estende tra due importanti fiumi dal carattere torrentizio: il Tagliamento a est e il Meduna a ovest. Per questo si tratta di un territorio ghiaioso di origine alluvionale, denominato generalmente Grave, con habitat naturali tipici della zona (fig. 55). Il territorio del Meduna, assieme al Fiume Cellina, che scorre poco più a occidente per poi confluire nello stesso Meduna, dà origine ad un’ampia zona denominata Magredi con vegetazione prevalentemente arbustiva. Tra l’abitato di San Giorgio e il Meduna, un tempo, si estendeva la prateria della Richinvelda, da cui prende nome il Comune. La zona è stata sottoposta a bonifica e da qualche decennio presenta coltivazioni di pregio, quali frutteti e vigneti, con la disponibilità d’acqua in condotte artificiali che arrivano da monte. Tra i due greti è presente una lingua di terreno molto più fertile che si estende dall’abitato di Provesano verso sud sud-ovest in direzione di San Martino al Tagliamento.
Nel corso degli anni, il fiume Tagliamento non ha subito importanti modifiche antropiche, salvo l’arginatura del XIX secolo, realizzata per la salvaguardia degli abitati e delle coltivazioni. L’acqua scorre in superficie con regime torrentizio, a seconda della piovosità nell’area montana, mentre al di sotto delle ghiaie è quasi sempre presente, dato che più a valle riemerge. Nel Meduna invece, l’acqua è quasi sempre assente, per la presenza di dighe di contenimento a monte. Solo in caso di riempimento dei bacini, l’acqua in eccesso viene fatta defluire per qualche giorno all’anno.
Il clima è temperato con piogge frequenti (1500mm medi totali in 120 giorni con pioggia) anche d’estate, a causa dell’elevato numero di temporali; le stagioni più piovose sono l’autunno e la primavera. La temperatura media annua è di 13° C e varia dai 3° C medi di gennaio ai 23° C medi di luglio. Le temperature possono occasionalmente scendere al di sotto dei -10° C in inverno e superare i 35° C d’estate. Raramente si superano questi limiti, sebbene il riscaldamento climatico negli ultimi decenni abbia favorito estati più calde con picchi massimi assoluti di 38° C. Nonostante l’elevata piovosità la tipologia del terreno comporta la necessità d’irrigare artificialmente le colture, che da diversi decenni sono costituite prevalentemente da mais, soia e frutteti, molto esigenti d’acqua, nonché la vite. Per quanto riguarda quest’ultima, si deve sottolineare la presenza sia di vigneti da produzione, sia di campi in cui si coltiva la vite americana, necessaria per i successivi innesti per la realizzazione delle barbatelle.
Il territorio non gode di risorse d’acqua facilmente accessibili, quali le risorgive, di cui sono ricchi i comprensori posti pochi chilometri più a sud. Per questo dal torrente Cosa già nel XIII secolo si derivò la “Roggia di Lestans” o “Roggia dei mulini”, che fornì acqua potabile ed energia meccanica fino all’inizio del XX secolo e che è stata una tra le più antiche e importanti del Friuli. Oggigiorno le sue funzioni sono venute a decadere, ma viene protetta come patrimonio ambientale. Innegabile la sua importanza storica sotto i più diversi profili: sociali, economici e, perché no, culturali.

I Magredi

Le frazioni di Domanins e Rauscedo confinano a ovest con il torrente Meduna e comprendono una piccola porzione del territorio dei magredi, zona caratterizzata da un suolo di ciottoli e ghiaie grossolane che scendono in profondità per parecchi metri.
Un tempo erano prati che venivano utilizzati per la pastorizia o per la fienagione e oggi, ridotti notevolmente a causa delle trasformazioni agrarie del secolo scorso, costituiscono una ricchezza naturalistica e una preziosa testimonianza dell’antico ambiente steppico periglaciale. Il paesaggio è pertanto costituito da ampie superfici con marcata aridità anche se la vegetazione dei magredi è assai varia e, dal punto di vista naturalistico, è uno degli ambienti più importanti del Friuli Venezia Giulia (fig. 56).

La ricchezza floristica è tra le più alte di tutte le formazioni vegetali della regione e comprende specie endemiche e rare. Meritano particolare attenzione la Brassica glabrescens, una specie che a livello mondiale è esclusiva dei magredi pordenonesi, la Matthiula fruticulosa ssp. Valesiaca, la Centaurea dichroantha, l’Euphorbia triflora ssp. Kerneri, la Stipa pennata (fig. 57) e altre. Una pianta rara di origine steppica è la Crambe tataria (fig. 58) diffusa nelle steppe dell’Europa orientale e dell’Asia centrale e presente solo in poche stazioni dei magredi.
Anche la fauna annovera delle specie caratteristiche della steppa o di ambienti aperti, come ad esempio la lepre, alcune specie di lucertole, serpenti, anfibi e numerose specie di insetti. Si possono poi osservare varie specie di rapaci come la poiana (Buteo buteo), l’albanella minore e reale (Circus pygarsus e cyaneus), il gheppio (Falco tinnunculus), il pellegrino (Falco peregrinus) e altri. Tra gli uccelli troviamo poi la starna, l’occhione, il corriere piccolo, la pavoncella, il cuculo, il succiacapre, l’upupa e altri uccelli anche di minori dimensioni. Nelle aree più boscose trovano riparo cervi, caprioli e cinghiali che giungono dalla pedemontana.
Dal 1978 questo territorio è tutelato e protetto dal Piano Urbanistico Regionale Generale.

                   

Il Tagliamento

Il confine orientale del Comune è delimitato dal fiume Tagliamento che tocca le frazioni di Provesano, Cosa, Pozzo e Aurava con una vasta distesa di ghiaia policroma che riflette la composizione litografica del bacino montano (fig. 59). La prima attestazione confermata dell'idronimo è quella di Plinio il Vecchio (23 – 79 d.C.), che nella sua Naturalis historia (III, 126) lo cita come «Tiliaventum Maius Minusque» per i due rami che lo formavano. Il nome pare derivi dalla radice indoeuropea telia/tilia che significa tiglio quindi “luogo dei tigli” o dal celtico telo “sorgente d’acqua”.
È considerato l'unico fiume dell'intero arco alpino e uno dei pochi in Europa a preservare una morfologia a canali intrecciati. Il Tagliamento viene studiato da università ed istituti di ricerca di tutto il mondo, ed è stato preso a modello per interventi di ri-naturalizzazione fluviale in quanto viene ritenuto un ecosistema estremamente prezioso ed interessante, essendo considerato l’ultimo corridoio fluviale morfologicamente intatto delle Alpi nel quale l’intervento dell’uomo è stato molto limitato.
Caratteristico di questo fiume è il fenomeno detto dealpinismo: specie vegetali tipiche dei ghiaioni di montagna si ritrovano nell’alveo della pianura perché trasportati dalle acque.
Il greto attivo, pur apparendo un deserto di ghiaia, è caratterizzato da una vegetazione quasi esclusivamente erbacea, che sopporta lo stress dovuto alle inondazioni; sui banchi ghiaiosi leggermente più elevati, con inondazione sporadica, si trova un ambiente magredile in cui compaiono prima arbusti, poi anche pioppi neri e salici bianchi. Lo stesso habitat si ritrova nelle isole vegetate (dette anche “saletti”, in friulano “salets”) che separano diversi canali fra di loro. Infine, negli spazi golenali più esterni, dove le inondazioni avvengono solo in caso di piena eccezionale, si trova la vegetazione permanente composta anche da pioppi bianchi e ontani neri dove trovano riparo numerosissime specie di animali, tra i quali caprioli, cinghiali, tassi, volpi e lepri. Il letto del Tagliamento funge anche da corridoio migratorio per numerose specie di uccelli che spesso lo utilizzano anche per nidificare.
Numerose furono le piene e la prima di cui si ha notizia certa è quella del 1275. Da allora sono noti 59 eventi alluvionali e il più distruttivo del XX secolo è quello del 4 novembre 1966 che allagò anche i nostri paesi.



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