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Rauscedo

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RAUSCEDO
Citato per la prima volta in un documento del 1123, faceva probabilmente parte dei possedimenti del monastero di St. Paul in Lavanttal, in Carinzia e dell’abbazia di Millstatt, tramite i conti di Porcia. Ecclesiasticamente la comunità era soggetta alla Pieve di San Giorgio e la giurisdizione civile era esercitata dai signori di Spilimbergo.
Villaggio eminentemente agricolo, nel corso dei secoli ha seguito le vicende storiche dei paesi limitrofi, in particolare di Domanins.
Nei primi decenni del XX secolo, grazie all’introduzione della lavorazione delle viti innestate e al cooperativismo, ha visto un progressivo straordinario sviluppo economico sino a diventare il più popoloso paese del Comune, internazionalmente conosciuto per la produzione di barbatelle per viti selezionate.

La chiesa parrocchiale

La neoclassica chiesa parrocchiale di Santa Maria e San Giuseppe (fig. 41) fu costruita in sostituzione di una più antica chiesa dedicata alla Vergine, un tempo presente nell’attuale cimitero di Via Borgo Meduna.
Fu realizzata tra il 1845 e il 1850, su progetto dell’architetto veneziano Francesco Lazzari. Nella facciata va rilevata la presenza di due nicchie e di un lunettone con un particolare a mosaico dell’Assunta di Tiziano, il lieve aggetto di larghe fasce laterali e il portale d’ingresso sormontato da un architrave sostenuto da mensole. I lavori di costruzione furono condotti dall’impresario Pietro Costantini, nonno del cardinale Celso Costantini, scultore e studioso d’arte.
Del Lazzari è anche il progetto delle spalliere e degli inginocchiatoi lignei del coro ed il disegno dell’altare maggiore. L’ottocentesco tabernacolo e l’altare di San Giuseppe provengono dall’antica chiesa di Santa Maria. L’acquasantiera ornata da cherubini ed il lavabo in pietra della sacrestia sono databili al sec. XVII.
La chiesa parrocchiale di Santa Maria e San Giuseppe, ad un’unica navata, conserva alcuni pregevoli dipinti, fra i quali spicca una tela di Angiolo D’Andrea raffigurante la Natività (fig. 42). L’opera, intessuta su toni verde-azzurri, di notevoli dimensioni, adoperata come sfondo per presepi, colpisce per l’arditezza dello scorcio visivo che la caratterizza. L’evento biblico della Natività è evocato dall’alto fra evoluzioni angeliche che contribuiscono ad esprimere un profondo e sentito motivo spirituale.
Oltre alla tela di Angiolo D’Andrea, la chiesa conserva la seicentesca pala de l’Incoronazione della Vergine (fig. 43), proprietà dell’Accademia di Belle Arti di Venezia e di cui la parrocchia di Rauscedo ha il diritto di custodia, acquisito in seguito alle disposizioni date dal pittore Jacopo D’Andrea che la restaurò. Il dipinto, in precedenza ritenuto di Palma il Giovane o della sua bottega, è stato recentemente attribuito al pittore Matteo Ingoli (Ravenna, 1585 – 1631).
Degno di nota è anche il dipinto a olio inserito nell’altare di San Giuseppe (lato sinistro), che raffigura il Transito di San Giuseppe (fig. 44) di Luigi Nono, fedele copia di un’opera del pordenonese Michelangelo Grigoletti (sec. XIX).

             
Sulla medesima parete, trova posto un dipinto raffigurante la Madonna con il Bambino tra le Sante Barbara e Lucia, attribuibile ad un pittore locale del primo Seicento.
Della fine sec. XIX è l’affresco del soffitto con l’Assunzione della Vergine ben orchestrato nella gamma degli ocra e, secondo la tradizione orale, attribuito ad un pittore pordenonese.
Più recenti i dipinti dell’altare maggiore: una Crocifissione (fig. 45), olio su tela, del 1976 dipinto da don Giuseppe Pellarin di Zoppola e l’Annunciazione del veneto Antonio Boatto (1980).
Il 13 ottobre 1996 fu inaugurato l’organo, opera della ditta Cav. Francesco Zanin di Gustavo Zanin & C. snc. di Codroipo. L’organo meccanico, a due manuali, con 11 registri al primo e 9 al secondo e pedaliera dritta con 3 registri, è stato realizzato in collaborazione tra la Parrocchia di Rauscedo e il Comitato Pro Organo presieduto dal M.o Sante Fornasier.
          
La chiesetta di San Giovanni Battista

La chiesetta di San Giovanni Battista (fig. 46) situata ora a Rauscedo, ma un tempo entro i confini ecclesiastici di Domanins, fu fatta costruire dalla famiglia D’Agostini, nelle pertinenze della propria abitazione, verso il 1677. Lo scopo era probabilmente quello di dare maggior lustro al casato e di creare un luogo di preghiera che servisse da oratorio campestre e da tomba di famiglia.

Rimasta pressoché intatta nel tempo, essa si presenta con un’aula rettangolare e una finestra sulla parete sinistra; il presbiterio è pure rettangolare con soffitto piatto. La facciata è arricchita da un portico con tetto a tre spioventi sostenuto da muri laterali e da tre volte neogotiche frontali poggianti su quattro pilastri. La porta è affiancata da due finestre quadrate. Nella parte superiore della facciata si apre un piccolo occhio e la cuspide è coronata da una monofora campanaria.

All’interno, le balaustre e la mensa dell’altare sono in pietra e furono costruite dal lapicida Giobatta Antonelli di Dardago (1667), come si rileva da un’iscrizione posta sul basamento dell’altare. La parte superiore dell’altare è in legno intagliato e potrebbe essere opera di Osvaldo Zotti di Provesano. La pala rappresentante il Battesimo di nostro Signore Gesù Cristo (fig. 47) è opera di Giuseppe Basso (1889 - 1955).



I luoghi di Jacopo D’Andrea e Angiolo D’Andrea

Rauscedo ha dato i natali, nel secolo XIX, a due pittori, Jacopo D’Andrea e Angiolo D’Andrea, di buone capacità, degni di figurare nel panorama artistico del tempo e di essere annoverati tra i vari artefici che hanno dato lustro al loro paese d’origine.

Jacopo D’Andrea, nato nel 1819 e morto a Venezia nel 1906, fu allievo dell’Accademia di Venezia e poi docente della stessa. Si fece apprezzare come illustratore di scene di soggetto storico. Alcune sue opere sono conservate nel Museo di Udine, nella parrocchiale di Casarsa (una delicata Madonna con Bambino che richiama le composizioni dei maestri veneti del Rinascimento), in collezioni private di Rauscedo, Udine, Porcia e Domanins. A Rauscedo acquistò una villa, costruita dalla famiglia Stella nella seconda metà del XVIII secolo, che divenne la sua casa di villeggiatura. La villa, situata in Piazza delle Cooperative, è stata recentemente restaurata ed è di proprietà privata.
Angiolo D’Andrea (1880-1942), uscito dal Friuli fin da giovane e formatosi a Padova, visse quasi tutta la sua vita a Milano. Cominciò a farsi conoscere nel 1908, quando partecipò alla Biennale di Venezia. Fu paesaggista, frescatore, autore di dipinti di soggetto religioso e illustratore. Pittore di tradizione realista, non attratto dalle avanguardie futuriste né ufficialmente partecipe del successivo affermarsi del Novecento, D'Andrea si distinse nei suoi paesaggi, ritratti e nature morte per l'acceso cromatismo, all'inizio con soluzioni divisioniste e accenti simbolisti e liberty, particolarmente evidenti nelle opere di soggetto sacro. Sue opere si trovano in vari musei italiani, tra cui, a Milano, la Galleria d'Arte Moderna, il Museo di Milano e in collezioni private.
Muore a Rauscedo il 10 novembre 1942. La sua casa natale è in Via degli Artisti. Nel cimitero, in suo ricordo, è stato eretto un monumento funebre, eseguito dall’amico e scultore Riccardo Fontana.


Vivai Cooperativi Rauscedo

I Vivai Cooperativi, la cui sede centrale è situata all’ingresso del paese, sono la realtà che più caratterizza Rauscedo (fig. 48).

Sorsero nel 1933 per volontà di un gruppo di agricoltori dedito all’attività vivaistico-viticola che avevano appreso e sperimentato la tecnica delle viti innestate, le “barbatelle”, e che videro nella forma associativa un mezzo per incrementare e migliorare la produzione a prezzi remunerativi.
Da allora, e in particolare nel secondo dopoguerra, la Società cooperativa ha visto un progressivo straordinario sviluppo, grazie alla continua espansione nei diversi mercati, divenendo la più grande azienda vivaistico-viticola nel mondo con una produzione annua di oltre 65 milioni di barbatelle (fig. 49). La presenza commerciale dei Vivai Cooperativi Rauscedo ormai riguarda tutti i paesi viticoli che consentono l’entrata del materiale di moltiplicazione della vite e, dove non è possibile esportare direttamente, ad esempio negli USA e Australia, nuove società sono state create per produrre in loco barbatelle di qualità.
Il segreto del primato della Società è da ricercarsi nella sperimentazione continua e di alto livello che viene condotta nel Centro sperimentale VCR ubicato non lontano dalla sede centrale. Qui sono implementati programmi di miglioramento genetico volti all’ottenimento di nuovi cloni, incroci e vitigni resistenti alle malattie che permettono di ottenere risultati sempre migliori per i viticoltori delle diverse aree vitivinicole del mondo.
Il Centro sperimentale della Società non è aperto al pubblico.

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