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San Giorgio della Richinvelda

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SAN GIORGIO DELLA RICHINVELDA

È il capoluogo del Comune e sede di una fra “le più antiche chiese e prime costituite nella diocesi” (Degani) risalente al periodo fra l’invasione dei Goti e la decadenza del dominio longobardo. È citata in un documento del 1186, ma si ritiene che il territorio fosse abitato fin dall’epoca romana: tracce di insediamenti romani sono state rinvenute fuori dal centro abitato.

Quanto al nome è lecito pensare che risalga all’epoca longobarda, quando il culto verso il santo cavaliere, San Giorgio, raggiunse in Friuli grande popolarità. Questo è confermato anche dal toponimo Richinvelda” composto dal nome longobardo “Arichis” e dal germanico “Wald” (bosco).
Paese eminentemente agricolo, sembra essere stato solo sfiorato dalla grande storia che ha indissolubilmente legato il suo nome al feroce assassinio del patriarca di Aquileia Bertrando di Saint Géniès nel 1350, avvenuto nella piana della Richinvelda. Non per questo le comunità di San Giorgio e degli altri paesi facenti parte l’attuale comune sono rimaste estranee al lungo processo di trasformazione del Friuli, dai secoli immediatamente seguenti al Mille fino ai nostri giorni. Le opere d’arte che ancora si conservano permettono di recuperare il passato fervore sociale ed economico e gli aspetti di una religiosità popolare profonda.
La chiesa parrocchiale
La chiesa parrocchiale (fig. 1), dedicata a San Giorgio, riflette per lo più la cultura ottocentesca, come molte altre dei paesi limitrofi e indica nel 1800 il secolo di vistosi cambiamenti strutturali.
L’attuale edificio fu progettato dall’impresario gemonese Girolamo D’Aronco, esperto costruttore di edifici religiosi in tutto il Friuli, con interventi di Antonio Pontini, consulente d’arte e progettista. L'edificio, ideato dal D'Aronco, rispondeva pienamente ai canoni del neogotico che allora si andava affermando in Friuli e salvava pochi brandelli della preesistente costruzione. I lavori di riedificazione ebbero inizio nel 1885, anno in cui si completò la facciata, ma subirono poi notevoli rallentamenti fino al 1894, allorché vennero ripresi e portati a termine.
Della primitiva chiesa parrocchiale poco si sa oltre a quanto attesta l’epigrafe posta nella lesena sul lato sud dell’edificio che trova conferma nei documenti dell’archivio parrocchiale: ERETTA NEL IX SECOLO / QUESTA MATRICE / VIENE RICOSTRUITA / IN SUL FINIRE DEL SECOLO XIX. Notizie assai scarse si hanno anche riguardo alle vicende successive dell’edificio, almeno fino alla data, normalmente interpretata come 1424, segnata nel terzo archetto sottogronda della parte sud, in prossimità del campanile. Questa data concorda con quanto riportato nei succitati documenti che attestano che la Chiesa fu ricostruita fra il XIV e XV secolo e più volte modificata. Al secolo XVII risale l’estensione del coro con l’aggiunta dell’abside.
La facciata presenta un rosone centrale affiancato da due finestre laterali; gli spioventi sono decorati da archetti pensili e sono sovrastati da una croce e da due pinnacoli laterali.
Nella lunetta del portale è collocato un altorilievo con San Giorgio raffigurato a cavallo, con lancia e armatura, mentre lotta contro il drago, a simboleggiare la fede intrepida che trionfa sul male (fig. 2). Il Santo compare anche nel rilievo, cinquecentesco, espressivo ma un po’ consunto dall’usura del tempo, della lunetta del portale sud - in origine ingresso principale della chiesa - che ricorda opere di scultori lombardi.
L’interno, di discreta ampiezza e coperto da un tetto a capriate, presenta una navata centrale e due navatelle laterali. Un arco trionfale a sesto acuto e tre gradini delimitano lo spazio del presbiterio, coperto da una volta a crociera e illuminato da finestre aperte nelle pareti laterali, lungo le quali è addossato un sobrio coro ligneo.
Di particolare interesse è il fonte battesimale del 1589, con la più tarda copertura lignea poligonale sormontata dalla statua di S. Giovanni Battista (fig. 3). Dello stesso secolo sono l’acquasantiera a fusto posta a destra dell’ingresso principale e quella di fronte all’ingresso laterale sul lato sud. La piccola acquasantiera a muro del lato nord è riconducibile al 1600.
Nel XVII secolo fu anche posizionato un nuovo altare maggiore in pietra (fig. 4), che nel 1787 fu arricchito del tabernacolo con pregiati marmi policromi e, presumibilmente, fu collocato l’attuale paliotto anch’esso in marmo di diverse tipologie e colori. Intorno alla seconda metà del ‘900, alle estremità dell’altare, furono poste le sculture raffiguranti S. Giovanni Battista e Santa Lucia.
                       
Sulle pareti delle navatelle laterali sono addossati degli altari: uno dedicato a San Giorgio in lotta con il drago, della prima metà del ‘900, e uno settecentesco intitolato alla Madonna del Rosario sulla parete sinistra e un ultimo dedicato a San Giuseppe, (ricostruito nel primo dopoguerra con materiali di recupero) posto sulla parete destra dirimpetto all’altare della Madonna.
La decorazione pittorica sulle pareti laterali e sul presbiterio è opera del gemonese Francesco Barazzutti, che operò a S. Giorgio nel 1898, amico di Girolamo D’Aronco. Sulle pareti della navata centrale il Barazzutti dipinse Angeli con cartigli contenenti versetti in latino tratti dai Salmi e dai Vangeli, e l’Agnello apocalittico, simbolo di Cristo redentore. Sotto il cornicione, negli archetti pensili, simboli riguardanti la persona di Cristo, si alternano a motivi decorativi. Nelle lunette sopra le porte laterali, si intravedono, a destra, San Paolo con la spada, strumento del suo martirio, e, a sinistra, San Rocco, il santo di Montpellier, protettore contro la peste. Sull’arco trionfale è affrescato Cristo benedicente tra due Angeli con cartigli (fig. 5). 
     
Il sott’arco è decorato da due Angeli, mentre in quello che dà accesso all’abside trovano posto le raffigurazioni della Maddalena penitente, di chiara ispirazione tizianesca, e dell’Educazione della Vergine. Nelle quattro vele della volta del presbiterio sono rappresentati San Giorgio, titolare della chiesa (fig. 6),; Santo Stefano, protomartire della chiesa cristiana; Sant’Isidoro agricoltore e il Vescovo Bertrando con alle spalle il paesaggio con la chiesetta di San Nicolò e il cippo commemorativo della sua uccisione alla Richinvelda. Accanto al patriarca un putto sorregge due stemmi: quello di sinistra con l’emblema del Patriarcato di Aquileia, aquila d’oro su campo azzurro; quello di destra con l’arma del casato dei Saint-Géniès. La colomba, affrescata sulla sommità dell’abside, rappresenta lo Spirito Santo.
                
La chiesa ha un organo (fig. 7) costruito da Beniamino Zanin, esponente della famosa scuola di organari di Camino di Codroipo. È stato inaugurato il 7 ottobre 1900.
La chiesa, dopo il sisma del 1976, ha subito lavori di consolidamento e restauro. 

Villa Pecile

La villa Pecile (fig. 8), dimora nobiliare appartenente a un complesso edilizio risalente probabilmente alla prima metà del 1700, ha rappresentato per più di un secolo il centro nodale del borgo di San Giorgio della Richinvelda.

La costruzione va attribuita alla famiglia Leoni che risiedeva a Venezia già dal XVI secolo, sino a quando Giovanni Battista Leoni, ottenuto il titolo di Marchese di S. Gallo di Moggio, si trasferì in Friuli. Nel 1841, con la morte dell'ultimo rappresentante, la famiglia si estinse e nel 1851 l'intera proprietà venne acquisita da Gabriele Luigi Pecile, figura illustre dell'Ottocento friulano che affidò il compito della gestione dell'azienda, che faceva capo alla villa, al figlio Domenico.
Iniziò per l'azienda un periodo di rinascita con profonde innovazioni e sperimentazioni di nuove tecniche agrarie e il complesso edilizio preesistente venne ampliato e reso più adatto alle esigenze e alle finalità economiche dei proprietari.
L'impianto architettonico comprende la villa, dimora nobiliare della famiglia, le barchesse, (quella a nord, per le attività agricola e amministrativa, quella a ovest, adibita ad abitazione dei coloni) e la cappella, luogo di culto accessibile anche dalla via pubblica. Il complesso è circondato da una vasta area che, in passato, comprendeva anche gli orti ed il giardino con rare essenze e aiuole.
La cappella (fig. 9), costruita nel 1732, come risulta da un documento vescovile del tempo, è costituita da un'aula esagonale con presbiterio rettangolare e torretta campanaria a quatto bifore. Porte e finestre sono riquadrate in pietra e il pavimento è alla veneziana. In facciata, al centro del timpano, campeggia lo stemma dei Leoni, la nobile famiglia che per prima abitò la villa. Dedicata alla SS. Trinità, custodisce sull’altare un sontuoso bassorilievo, unico esempio di pala marmorea con la Trinità esistente in Friuli: "mostra le immagini di Cristo e dell'Eterno collocate su assi divergenti e la colomba dello Spirito Santo da cui si dipartono i raggi; il tutto con il contorno paradisiaco di nuvole e angeli. Rompono l'uniforme biancore le delicate note coloristiche della cornice in marmo giallo e della raggiera dorata" (P. Goi).

La pala, di alta qualità stilistica, viene attribuita a Giuseppe Torretti (1661 - 1743), grande maestro veneto del Settecento che operò per i Manin a Udine e Passariano realizzando sculture e bassorilievi di squisita raffinatezza.
Villa Pecile è di proprietà privata e non è aperta al pubblico.
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